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Letture gioved├Č

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28 Febbraio 2008

Prefazione di Enzo Bianchi

al libro "Il Cammino dell'uomo" di Martin Buber - Cristiani Cattolici

"L'uomo per la sua crescita e per raggiungere l'autenticitÓ deve innanzitutto tornare a se stesso ... , quindi ritrovare se stesso, raggiungere il proprio destino, risalire alla sua fonte ... L'uomo deve cioŔ fare della sua vita un cammino, rispondendo alla domanda: "Dove sei?" senza tentativi di nascondimento o affermazioni di impotenza. Da questa prima tappa essenziale occorre prendere coscienza che sta davanti all'uomo una via particolare, sua propria: nessun tentativo di imitazione di ci˛ che Ŕ giÓ stato percorso - sarebbe sterile ripetizione - e nessuna pretesa che la propria via escluda ad altri la loro via: non c'Ŕ una via unica, occorre invece scegliere la propria, e scegliere significa anche rinunciare. Nel mondo futuro non mi si chiederÓ: "PerchŔ non sei stato MosŔ?", bensý: "PerchŔ non sei stato te stesso?" Ognuno ha una sua via e, sceltala, deve perseguirla con risolutezza, abbandonando la concezione della vita come accumulo di esperienze diverse: la decisione deve essere forte e risolutiva, senza tributi pagati al mito delle esperienze diverse e molteplici che produce solo dilettantismo. Qualunque sia la via scelta, se essa Ŕ la propria via e se la si persegue con fedeltÓ e perseveranza, alla fine si conosce la gioia, la bellezza, la pienezza, e quindi il cammino percorso pu˛ aprirsi a Dio.
Nel corso del cammino, grazie alla risolutezza e alla fedeltÓ, per l'uomo Ŕ possibile infatti un'unificazione di tutto il suo essere, corpo e spirito. L'uomo Ŕ un essere diviso, contraddittorio, complicato, ma pu˛ conoscere il miracolo dell'unificazione mettendo la propria volontÓ in sinergia con la forza divina che giace nelle sue profonditÓ. Solo l'uomo unificato pu˛ compiere l'opera intera e non operare rammendi. Tutte le forze devono essere implicate nell'azione, tutte le componenti dell'essere umano, tutte le sue membra, altrimenti l'uomo resta schizofrenico; Ŕ l'adagio dell'ebraismo, tante volte rinnovato dai rabbini: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutto il tuo essere, con tutte le tue forze".
E' necessario allora, per compiere l'opera grande, iniziare da se stessi, percorrere il cammino ... del ritorno e quindi raggiungere gli altri uomini con la coscienza che un uomo autentico contribuisce alla trasformazione del mondo solo attraverso la propria trasformazione. Il conflitto con gli altri ha sempre la radice in se stessi e solo nel capovolgimento, nel ritorno, ... - questo Ŕ il punto di svolta - risiede la possibilitÓ dell'autentica apertura della relazione io-tu. ... Ritornare a se stessi, abbracciare il proprio cammino personalissimo, perseguirlo con risolutezza, unificare il proprio essere: tutto questo perchÚ? Ed ecco la risposta: "Non per me! Ma per gli altri, per il mondo". Questo cammino dell'uomo non Ŕ finalizzato alla salvezza della propria anima - sarebbe sublime egocentrismo - ma Ŕ per gli uomini, per il mondo. Dalla domanda iniziale: "Dove sei?" si giunge quindi alla domanda finale: "Dove abita Dio?" con la rivelazione che Dio Ŕ lÓ dove ci si trova, anzi, Dio Ŕ lÓ dove l'uomo l fa entrare mediante lo svolgimento fedele del suo compito, con il suo vivere le relazioni con gli uomini, con gli esseri viventi, con le cose, con il creato intero."