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31 Gennaio 2008

La fede

estratto da "Dal possesso all'amore" di Bhakti Tirtha Swami - Hare Krisna

Quando si perde la fede nei confronti della propria tradizione e si tratta di una tradizione autentica, solo perchè non se ne sono mai approfonditi gli insegnamenti abbastanza per trarne una significativa comprensione spirituale, sorgono dei problemi se invece si rimane fedeli ad un percorso spirituale autentico, le Scritture e le pratiche potranno aprirci a Dio; se uno si sente più a suo agio con il cattolicesimo va bene: ciò significa che probabilmente il cattolicesimo è la sua strada; se preferisce essere un musulmano, allora l'islam potrebbe essere per lui il sentiero spirituale da seguire. Una volta che si è fatta una scelta, tuttavia, è importante restare ligi alle Scritture e alle pratiche scelte, in modo che l'amore di Dio possa svilupparsi secondo la giusta sequenza.
Paradossalmente, non possiamo rispettare altre tradizioni senza avere sufficiente fede nella nostra.
Non ci può essere una "comunione tra le fedi", senza fede!
Se le persone che aderiscono a tradizioni differenti non hanno una profonda fede nelle loro Scritture, nei loro maestri e nelle loro pratiche, si avvicineranno alla propria spiritualità ad un livello superficiale: di conseguenza quando avranno a che fare con altre fedi, si limiteranno a concentrarsi sulle differenze delle pratiche esteriori, e saranno ciechi nei confronti dell'unità che giace sotto la superficie.
Progredire spiritualmente richiede amore, impegno e dedizione, se ci si propone di raggiungere la stabilità e la comprensione che trascendono lo spirito settario.
Una volta raggiunta una profondità sufficiente, siamo in grado di apprezzare ogni tradizione autentica.
Una buona conoscenza esperienziale degli insegnamenti e delle pratiche della nostra tradizione fa sì che rispettiamo quelle degli altri, rimanendo contemporaneamente leali e fedeli al nostro sentiero.
Non dimentichiamo mai questo punto: non possiamo servire il Signore, l'Essere Completo, in uno stato di coscienza miope.
Non possiamo essere né frammentati né parziali: non possiamo essere limitati e settari e contemporaneamente dichiarare di essere messaggeri d'amore!
Se lo siamo davvero, continuiamo ad amare sempre e dovunque condividendo con gli altri ciò che abbiamo; se ci scopriamo incapaci di condividere volentieri, allora abbiamo ancora parecchio da lavorare su noi stessi.
Bisogna essere simili a Dio per essere in contatto con Dio.
Quanto è bello sentire le persone pregare in modi diversi dal nostro, che meravigliosa orchestra!
E che soddisfazione, quando persone di fede, razza, sesso e nazionalità differenti lavorano in armonia tutte insieme!
Se pensiamo altrimenti, stiamo facendo il gioco della frammentazione che genera i problemi ingestibili del mondo di oggi.
Bisogna imparare a sintonizzarsi con gli altri su un piano più profondo, basato sulle analogie della coscienza, anziché concentrarci sulle differenze di abbigliamento, lingua, razza o pratica religiosa.