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31 Gennaio 2008

La coscienza Zen

estratto da "Lo Zen e gli uccelli rapaci" di Thomas Merton - Buddhismo Zen

Come dice D.T. Suzuki: "Lo Zen Ŕ al di lÓ del mondo degli opposti, al di lÓ di un mondo fatto di distinzioni intellettuali. Lo Zen Ŕ un mondo spirituale di non-distinzione che comporta il raggiungimento di un punto di vista assoluto, dove l'Assoluto non si distingue affatto dal mondo della discriminazione.
L'Assoluto Ŕ nel mondo degli opposti e non fuori di esso".
Dunque lo Zen si distingue da tutte le strutture particolari e dalle forme definite e non Ŕ nÚ opposto ad esse nÚ non opposto. Non le nega nÚ le afferma, non le ama e non le odia, non le respinge nÚ le desidera. Lo Zen Ŕ una coscienza non strutturata da particolari forme o particolari sistemi, una coscienza trans-culturale, trans-religiosa, trans-formata. E' quindi in un certo senso "nulla".
La coscienza Zen Ŕ paragonata ad uno specchio.
Come dice il Maestro Zen Zenkei Shibayama:
"Lo specchio Ŕ senza io e senza mente. Se arriva un fiore riflette un fiore, se arriva un uccello riflette un uccello. Mostra bello un oggetto bello, brutto un oggetto brutto. Rivela ogni cosa cosý com'Ŕ. Non ha una mente discriminante, nÚ coscienza di sÚ. Se arriva qualcosa lo specchio lo riflette; se scompare lo specchio lo lascia scomparire...e non rimane alcuna traccia. Tale non-attaccamento - lo stato di assenza mentale, o la funzione veramente libera di uno specchio - Ŕ qui paragonato alla pura e lucida saggezza del Buddha."
Ci˛ significa che la coscienza Zen non distingue nÚ inquadra ci˛ che vede in tema di schemi sociali e culturali. Non cerca di adattare le cose a strutture artificialmente preconcette. Non giudica il bello e il brutto secondo i canoni del gusto - anche se ha un gusto suo proprio. Sembra che giudichi e distingua, ma lo fa solo quanto basta per indicare il puro vuoto che Ŕ al di lÓ del giudizio. Non si cristallizza in un giudizio definitivo. Non erge il suo giudizio in una struttura da difendere contro tutti.