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Letture lunedì

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15 Maggio 2006

Kusen "Qui e Ora"

di Iten Shin-nyo

In dieci anni di attività abbiamo ascoltato tanti maestri, insegnanti, monaci, che sono venuti al Centro Zen Firenze a portare i loro insegnamenti e nella maggioranza dei casi ci hanno parlato della postura in Zazen.
Anche il nostro Maestro l'anno scorso a settembre ci ha dato un insegnamento sullo Zazengi il capitolo dello Shobogenzo di Dogen Zenji che spiega la postura nello Zazen.
Pur ringraziando in primis il Maestro Azuma Roshi e tutti gli altri insegnanti che si sono prodigati nel trasmettere correttamente la postura di Zazen, nel nostro cuore è rimasto il desiderio di ricevere un insegnamento su uno dei "grandi temi dello Zen" che poteva essere l'impermanenza, l'interdipendenza, o la vacuità.
Sicuramente la nostra aspettativa era dettata dalla gioia di poter fruire di una spiegazione ad alto livello su un tema di difficile comprensione ma, al di là di questo, dovremmo anche chiederci perché insegnanti di lignaggi e provenienze diverse abbiano tutti quanti posto l'accento sulla corretta postura in Zazen.
Pensando al tema da proporre per la Sesshin di oggi, anche in seguito a quello che stiamo vivendo nel nostro Sangha e per quello che emerge dai colloqui individuali, credo sia giunto il momento di parlare più approfonditamente di un altro tema apparentemente semplice che è il "Qui e Ora". Argomento sicuramente molto conosciuto, tema quasi inflazionato quello del "Qui e Ora", dell'essere totalmente presenti nell'attimo presente. Al tempo stesso, come ci insegna Shunryu Suzuki Roshi: "Mente Zen mente di principiante". Ovvero la nostra forza come praticanti di questa disciplina è proprio quella di mantenerci aperti e freschi in ogni attimo, come le prime volte che ci siamo accostati alla nostra Pratica. Vivere "Qui e Ora", se lo approfondiamo, è un concetto di una vastità di implicazioni infinite, che apre un orizzonte universale al nostro incedere quotidiano. Vivere "Qui e Ora" significa camminare passo dopo passo senza il peso del passato e la preoccupazione o l'ansia del futuro. Vuol dire anche camminare senza lasciare traccia, come si dice nello Zen. Ogni nostra azione totalmente pregnante nell'attimo presente e, con la stessa intensità, dissolta nell'attimo immediatamente successivo. Per poter procedere in questo modo è necessario avere una mente pulita, non nell'accezione di "opposto di sporca", ma di Mushin, vuota da pastoie, da preconcetti, da pregiudizi, da zavorre. Se riuscissimo veramente a vivere nel "Qui e Ora" la chiara veduta dell'istante presente ci porterebbe naturalmente vivere nel modo descritto da Dogen Zenji nel Tenzo Kyokun (La cucina scuola della Via) al capitolo V:

"Mettere ogni cosa al posto e, prima di tutto essere al proprio posto, questo è il senso della Via, il motivo della pratica".
"[...] Ciò che trova la sua adeguata sistemazione in alto, va riposto in alto; ciò che si trova al proprio posto in basso, va riposto in basso: un posto alto per ciò che sta bene in alto, un posto basso per ciò che sta bene in basso. Riordina assieme le bacchette, i mestoli e tutti gli altri attrezzi con la massima attenzione: rispetta ogni cosa veramente col cuore, maneggiandola con delicatezza."

Il riferimento specifico è alla dispensa nella cucina dei monasteri Zen ma di fatto ci sta parlando della nostra posizione nella vita, della purezza delle nostre azioni, dell'esattezza del nostro operato:

"Ogni cosa deve essere se stessa, deve fare se stessa.
Ogni cosa é il luogo che occupa e il tempo che vive".

Quante volte trascinati dai nostri vissuti, dalle nostre emozioni perturbatrici, dai nostri giudizi e pregiudizi perdiamo l'opportunità di essere dove dobbiamo essere, caricandoci per contro di una fatica e di una oscurità di vedute che altro non fanno che ricondurci alla sofferenza?
Seguire il cammino che il Buddha ci ha indicato, la Via che conduce alla liberazione dalla sofferenza, parte dal riuscire a vivere a pieno nel "Qui ed Ora". A volte basta semplicemente sedersi, aprire veramente il nostro occhio interiore, guardare alle nostre spalle, osservare il pesante fardello che ci stiamo trascinando credendo che sia reale.
Difatti il più delle volte è solo una nostra costruzione mentale, è solo il fantasma di un peso, ma quella zavorra in effetti non ci appartiene più.
Quante volte ci ostiniamo a voler programmare la nostra vita futura passo per passo e il non riuscire a disporne poi, come avremmo voluto, ci crea insicurezze?
Di fatto se osserviamo questo meccanismo possiamo accorgerci di quanta energia abbiamo sprecato a preoccuparci di problemi inesistenti, piuttosto che occuparci di ciò che avevamo a disposizione in quel momento.
Certo il vivere "Qui ed Ora" è intrinsecamente connesso all'accettazione della vita "così com'è", al vivere con quello che quotidianamente ci viene dato, senza giudizio e senza recriminazione.
Se non riusciamo a fluire armoniosamente nello snodarsi dell'esistenza attimo per attimo, cogliendo la straordinarietà del divenire, non potremo mai vivere nel ""Qui e Ora"" perché la nostra mente sarà impegnata nel rimuginare o nel progettare qualcosa che non è o che è diverso da quello che ci viene offerto.
Purtroppo per poter vivere nel "Qui ed Ora"non basta neppure essere consapevoli che non stiamo vivendo, ma che al contrario ci lasciamo vivere dalla vita.
Sicuramente però il primo passo è la consapevolezza di non riuscire a cogliere l'attimo presente.
Da quel momento può avere inizio un lento lento cammino di consapevolezza.
Il mio Maestro dice sempre: "Ci vuole tempo per capire" e questo tempo comporta pazienza. Una dote così aliena a noi occidentali abituati a volere tutto e subito, cresciuti all'insegna dell'ottenimento immediato.
Camminare "Qui ed Ora" vuol dire anche procedere nell'armonia della vita tenendo conto dell'Universalità dell'esistenza e che tutto è Uno, tutto è Buddha e ogni nostra azione è strettamente intrinsecamente collegata all'intero Universo. Questa Visione Universale è esattamente l'opposto di una credenza egoica o egocentrica dove l'uomo erroneamente crede di essere al centro del mondo e il padrone assoluto di se stesso scisso dal contesto e dagli altri. Per vivere "Qui ed Ora" bisogna anche attuare tutto un processo di pacificazione con quello che è stata la nostra vita, con quello che a nostro giudizio o a giudizio altrui sono stati i nostri errori. Finché continuiamo ad avere una visione duale del mondo, separato in bene e male, in ciò che è giusto e sbagliato non riusciremo mai a guardare alla nostra esistenza con l'occhio compassionevole ed amorevole del Buddha che ci porta a liberarci dal nostro passato.
Quante volte viviamo di rimpianti, facendoci scivolare addosso il momento presente non trovando pace nella nostra esistenza? Quante volte prendendo coscienza di ciò che nella nostra vita non è andato per il verso giusto, credendo di aver finalmente capito, invece di liberarci ci costruiamo un'altra gabbia, un'altra aspettativa? Quante volte pensiamo che tutto dipenda unicamente da noi e che l'aver messo a fuoco errori passati ci salvaguardi dal compierne altri? Di nuovo un giudizio. Di nuovo una discriminazione. Di nuovo una visione duale. Pacifichiamoci con la nostra vita.
Accogliamo con amore ciò che è stato e impegniamo con lucidità e armonia le nostre risorse nel momento presente fiduciosi, come ci insegna Dogen Zenji, che: "Ad ogni passo la nostra esistenza è sostenuta dall'intero Universo", aggiungerei in questo contesto, al di là del bene e del male.
Perdiamo l'abitudine di disperarci per la caduta ogni volta che cadiamo!
Non è un problema cadere! Il problema è restare nella caduta, giudicarla, condannarla. L'attimo dopo che sono caduto non sono più caduto, ecco l'importanza del "Qui ed Ora". Nell'attimo immediatamente successivo di fatto sono nuovo, rinnovato a pieno nella mia vita come se niente fosse stato. So che è difficile muoversi con questa ottica, è un nuovo modo cui dobbiamo educarci, ma nessuno ci ha mai detto che fosse facile! D'altronde che cosa c'è di facile nella vita?
L'importante è l'autodisciplina. Imparare a disciplinarsi toccando con mano i frutti di questa impostazione di vita. Quello che ci viene chiesto è di sperimentare su noi stessi la Via che il Buddha ha percorso: "Se incontri il Buddha per strada uccidilo!" Nessuno ci chiede o ci insegna di seguire qualcuno o qualcosa fuori da noi: semplicemente ci viene suggerito di vivere sulla nostra pelle l'esperienza della vita che totalmente ci appartiene nella consapevolezza del "Qui e Ora".