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Riflessioni su un percorso nelle Arti Marziali

7-8 dicembre 2007

Quest'anno, per la notte di Rohatsu, festa molto importante del Buddhismo Zen, sono stato invitato a presentare alcune Waza (tecniche) di Kobudo.
Ho raccolto molto volentieri l'invito del Monaco Shin-Nyo, custode del Tempio Shin-Nyo-ji.

Nel periodo che stiamo vivendo, parlare di pratiche che impegnano l'intera esistenza è impresa ardua, la domanda che quasi sempre mi viene posta dai principianti nel Dojo dove insegno è quella sul tempo che occorre per diventare cintura nera, come se questa fosse un traguardo, mentre come molti praticanti sanno benissimo è solo l'inizio.

Pensare che un' Arte Marziale si debba studiare e praticare per tutta la vita per molti è scoraggiante, e improponibile, tutti cercano risultati 'veloci' o immediati, naturalmente, se per risultati s'intende capacità atletiche inerenti all'attività agonistica è possibile averne anche in tempi relativamente brevi.
Ma intendere le A.M. come semplice agonismo sportivo toglie ad esse la loro caratteristica principale, quella dell'educazione spirituale.
Per educazione spirituale Marziale, non dobbiamo intendere qualcosa che ha a che fare con la religione, nelle A.M. non c è assolutamente nulla di religioso.
L'educazione spirituale Marziale è semplicemente vivere con rispettoso coraggio ogni situazione che la vita ci pone. Vivere con ' rispettoso coraggio ' vuol dire vivere completamente la vita, essere con essa, in ogni situazione, piacevole o spiacevole, favorevole o contraria, esserne talmente coinvolti che non esiste più una divisione tra ogni momento, ma tutto un unico momento che è il tempo concessoci di vivere.
Spesso, viviamo nei ricordi, o nella speranza che il futuro sia migliore del presente, e non cogliamo lo splendore della vita anche nei momenti più tragici, la nostra mente ci porta a sperare e a soffrire maggiormente in cerca di un futuro migliore del momento che stiamo affrontando, ecco dunque, ci serve il coraggio per vivere questi momenti per viverli a pieno, il rispetto è dovuto alla nostra situazione, alla nostra persona e a tutti coloro che con noi condividono la vita stessa e gli stessi dubbi o sofferenze che l'esistenza ci pone.

Le Arti Marziali ci aiutano a trovare quello che è intimamente sepolto dentro il nostro animo, lo portano alla nostra attenzione e non possiamo fare a meno di prenderne coscienza.
Il lavoro che svolgiamo è un lavoro introspettivo che passa da un lavoro fisico, fermarsi solo sull'allenamento tecnico è come scalfire la superficie.

Il pensiero comune è quello, di una vita a 'compartimenti stagni', ora faccio quello poi quell'altro, ognuna delle nostre azioni modulate a seconda dell'interesse che abbiamo per una cosa o per l'altra, spesso ci troviamo con il cervello altrove mentre stiamo facendo una qualcosa che non ci piace.
Le A.M. sono semplicemente un mezzo per costringerci ad essere presenti con la mente e spirito in quello che stiamo facendo,non è possibile essere dei Marzialisti a tempo perso, al massimo si può essere degli atleti, magari anche bravi, ma se l'educazione spirituale Marziale non è con noi anche dopo la fine dell'allenamento nel Dojo, non siamo nell'insegnamento del Do (Via).
L'insegnamento Marziale è un ottimo insegnamento è un insegnamento di comunione.
Impariamo ad essere tutt'uno con noi stessi e non 'separati in casa', la mente, lo spirito ed il corpo devono essere un tutto; questo è già uno sforzo enorme che richiede una vita di costante presenza mentale.
E' anche un insegnamento di condivisione e comunione con gli altri che condividono con noi il nostro cammino, ognuno con il suo, ma sempre insieme, pronti ad aiutarci e a sostenerci quando siamo in difficoltà, un cammino di coraggio e rispetto per tutti gli esseri del creato.

Antonio Seiryu Maranghi

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