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Rilessione sulla notte di Rohatsu

7-8 dicembre 2007

E' piuttosto imbarazzante, nella mia qualita' di principiante nell' ambito della Meditazione Zen, che pratico da poco più di sei mesi, rispondere all' invito, ricevuto da Shinnyo, di organizzare una piccola testimonianza della mia esperienza di meditante, e di leggerla nell' ambito della nostra Shanga, durante una delle fasi di meditazione della veglia di Rohatsu, la ricorrenza annuale che festeggia il ricorrere della Illuminazione di Buddha.
L'imbarazzo riguarda, ovviamente, la modestia e rudimentalita' della mia esperienza meditativa, troppo breve per poter assumere un valore assoluto per chi ne ascolti il racconto, ma è pur sempre una definizione, in corso d' opera, del punto esatto nel quale mi trovo adesso, ed allora, se sono veri i miei intenti, proprio in ossequio al principio della sola rilevanza del "qui ed ora", mi trovo a dover accettare questa piccola sfida.
Grazie della opportunità datami.

CHI E' ........IO

Sono sempre stato cosciente, fin da piccolo, delle quote di dolore che si mescolano, ovunque, al benessere. Cosciente dei pori vuoti nell' apparente pienezza e solidita' dell' universo, dello sgomento nell' osservare la violenta vicinanza degli opposti, e della bolla di apparente affidabilita' nella quale il mio essere appariva competere a proprio svantaggio con la precarieta' del tutto.
L' incanto delle stelle nel cielo di giugno, col canto dei grilli che mi accarezzava, tra le braccia di mia Madre, e l' ammirazione per la precisione delle loro orbite di rassicurante ritorno, non hanno quasi mai nascosto, ai miei occhi di bambino, i contenuti di horror vacui del baratro di vuoto cosmico che le disperde in una corsa rarefacente e senza fine. Ho sempre percepita la violenta incontenibilita' logica dell' assurdo cosmologico inerente l' inizio e la fine dell' universo in cui viviamo, vero gioco di scatole cinesi.
Cosi' come ho sentito, da sempre, il soffio dell' energia costitutiva che prega di liberarsi di nuovo, al di la' dell' urlo, dello scricchiolio, della materia stritolata tra il freddo estremo del vuoto assoluto ed il pesante, denso, e maligno calore di quelle orribili fornaci radioattive dette stelle, travestite, nelle nostre albe terrestri, da amichevole divinita' solare, tiepida, gentile e fecondante.
Per l' appunto, e con tutto il dovuto rispetto, sotto il gioco di figurine dell' iconografia cristiana, ho sentita insufficiente, per poterla collimare agli accadimenti propri del mio orizzonte infantile, anche l' immagine barbuta e bonacciona del nostro Dio Padre, che non mi dava conto, cosi' separato dalle sue quote diciamo destrutturanti, riassorbenti, o francamente apparentemente "cattive", di chi Egli fosse alla fine.
Era, ai miei occhi, schizofrenicamente diviso tra bene e male, con la Testa, lassu' lontano in paradiso, progettante benevola Creazione, presenza, mantenimento e premio, e con la parte scomoda, iraconda, progettante orrori, vendette Morte e Distruzione, comodamente separata e reclusa nel lontano sprofondo della cantina infernale.
Anche il gioco delle pulsioni e' comparso prestissimo dinanzi al mio sguardo negando con la propria evidenza la millantata favola della cosiddetta innocenza infantile.
Mi e' sempre parso che il minimizzare ed il facile rassicurare del mondo adulto, impigliato in anestetici dualismi bene-male, vita-morte, fatica e dolore-ricompensa, fosse una sorta di rapina alla mia logica ed alla dignita' del mio percepire doloroso.
Altrettanto ho sempre avvertito insufficiente lo strumentario culturale, filosofico e spirituale cristiano, al fine di minimizzare l' angoscia ed il dolore che avvertivo scaturire dalla condizione umana ed al fine di sfuggire dal devastante cul di sacco operativo nel quale la mentalita' cristiana si trova, conseguentemente, a dover tuttoggi mantenere separate ed in conflitto eterno scienza e spiritualita'.

DOVE......IO..... E' ANDATO UN PO' A ZONZO

Ho conosciuto l' induismo, e la sua rivoluzione buddhista e jainista, prima incidentalmente attraverso la lettura, poi, anche attraverso il diretto viaggiare nei loro Paesi e luoghi di nascita, sviluppo, trasformazione e spesso scomparsa, nell' udirne i suoni e linguaggi, nel mangiarne i cibi, e respirarne l' aria, la polvere, i profumi e le maleolenze.
E' stato un viaggiare appassionato con il ritmo e la disponibilita' alla fatica, ed i mezzi spesso modesti e lenti di un vero pellegrinaggio, quasi per caso, ma non certo per caso, ricalcando geograficamente e cronologicamente il sentiero evolutivo del pensiero e dell' operato indu-buddhista, dall' India, a Sri Lanka, all'Indocina, al Nepal, al Kashmir, fino al Laddak, allo Spiti ed allo Zanszar.
E' stato un perdersi e ritrovarsi lungo strada, nella fioritura incredibile dalle forme e sostanze ruvide ed elementari del Piccolo Veicolo, poi su su, al Grande Veicolo, verso le vertiginose proliferazioni contaminative indu-buddhiste nepalesi, fino alle incredibili realizzazioni di pensiero sottese nel soffocante proliferare immaginifico delle mille accelerazioni tantriche proprie del Veicolo Adamantino himalayano,
Non tanto un conoscere, casomai ogni volta, un RICONOSCERE intellettuale e spirituale ed un alleggerirsi dell' animo, ogni volta che i pezzi del mosaico che veniva a comporsi sotto i miei occhi e nella mia mente, entravano con precisione negli spazi lasciati in sospeso tra gli interrogativi di sempre.
Si e' sempre trattato di esperienza intellettuale, ma anche di forte interesse per la valenza di auto-psicoterapia e di antidoto al dolore del vivere, che il pensiero del Buddha sempre piu' assumeva ai miei occhi, via via che ne assimilavo i concetti fondamentali.
Al contrario, non sono mai riuscito a seguire concretamente una pratica buddhista, via via per diverse situazioni incontrate nel corso della mia ricerca di un ambito che sentissi a me congeniale.
Di volta in volta ho percepite rigidita' dottrinarie, faziosita', atteggiamenti giudicanti, formalismi oppure come nel caso della Vipassana ho visto pretendere a priori tempi quotidiani di meditazione cosi' rilevanti da non essere compatibili con la mia professione, oppure, ancora, in tanti gruppi o Shanga, ho forse poco modestamente percepito forti componenti di atteggiameto new-age massificante, o di tracce prive di lignaggio storico identificabile. Altre volte mi ha respinto la condizione di malessere diffuso percepibile in certi gruppi nei quali ogni persona incontrata pareva essere approdata per bisogno estremo, come un naufrago in condizioni disperate, e non la condizione di arrivo alla meditazione diciamo "per gioiosa scelta" che nella mia immodestia avrei voluto percepire.
Certamente tutti freni meramente intellettuali alla mia adesione alla pratica, pretesti malcelati in eccesso di senso critico, o molto probabilmente mia difficolta' ad aderire ad un qualsiasi percorso, o forse, infine, non era ancora giunto il momento giusto per me.

COSA FA.....LUI

Professionalmente pratico l' attivita' di medico di famiglia per il sistema sanitario nazionale, lavoro che ho scelto per precise motivazioni, e che ho scelto di esercitare nell' ambito pubblico per altrettanto chiaro rifiuto della richiesta diretta di danaro in cambio della mia prestazione di aiuto alla singola persona.
Ho scelto questo lavoro, che si esprime nel "territorio della perdita", e della "sconfitta", correlabile al concetto buddhista di "impermanenza" (in questo caso si tratta proprio della impermanenza fisica del nostro aggregato corpo-mente, e della sua condizione di funzionalita' -la salute-, alla quale tanto sembriamo tenere) coscientemente e deliberatamente. Non volevo mi si raccontasse che la vita e' solida, la bellezza eterna, le sensazioni credibili, la salute mantenibile e la mente umana affidabile, soprattutto nel nostro mondo occidentale industrializzato che esorcizza e tende ad eliminare dal nostro percepibile quotidiano tutto cio'.
Soffrivo negli sbalzi che la nostra mente, visibilmente imperfetta, genera ogni volta che la lucidita' riemerge dai momenti di distrazione che la vita ci chiede per poter generare le sue strutture e tessiture, in prima apparenza sempre accattivanti solide durevoli e credibili.
Gli sbalzi orrendi tra anestesia e sensibilita', propri di tutti i processi sensitivi in biologia.
Avevo bisogno di mantenere desta la mia attenzione e lucidita', di tenere pronto il mio no all' illusione, ed elastica la mia resistenza alla paura: cosa di meglio, allora, di operare nel territorio - compreso tra la vita, la malattia e la morte - dove ogni giorno si perde qualcosa, a dispetto delle piccole battaglie vinte, fino poi alla dissoluzione inevitabile dell' ego?
Pratico la mia professione secondo tempi e logiche che privilegiano sempre l' ascolto delle persone a scapito dei miei bioritmi e del mio riposo, questo proprio in funzione di una istintuale coerenza a questa sensazione di trovarmi in uno stato perenne di guerra.
Come spesso sostengo, amo dormire sul barroccio della mia mercanzia o sul sedile del mio rikshaw, come fa la gran parte della gente sparsa nel mondo.

DOVE, IO, ......VORREBBE ANDARE

Negli ultimi quindici anni, ho dovuto fronteggiare problemi complessi di salute ed esperienze interiori ed affettive che hanno finalmente incrinata la scorza di resistenza e solidita' che erano proprie del mio modo di procedere frenetico ed apparentemente indistruttibile, ma forse mascherante un sostanziale votarsi del mio essere profondo alla inafferrabilita' esistenziale da parte di qualsivoglia persona o situazione.
In questo senso, l' esperienza della fragilita' fisica ed energetica, hanno aperto in me un nuovo canale di sensibilita' verso me stesso e verso il mondo e la possibilita' di aprire la crescita e l' espressione di attitudini e di bisogni.
Quattordici anni fa, contrariamente alla ripulsa che questa azione evocava nella mia mente in infanzia ed adolescenza, sono deliberatamente entrato felicemente nel meraviglioso territorio della dipendenza che la Vita ci chiede, vincolandomi ad una paternita' gioiosa, e per adesso fortunata.
La mia paternita' ha enormemente aumentata la necessita' di esprimere. dinanzi agli occhi di mio Figlio, valori di positivita', felicita' e sintonia, pur senza negare, frodando l' intelligenza naturale con cui ogni aggregato umano viene alla Vita, l' evidanza del dolore e dell' impermanenza che nella vita siamo obbligati ad incontrare.
Ne e' scaturita una maggior "connessione" globale all' esperienza vitale, una maggior aspirazione alla serenita', un piu' netto vissuto della temporizzazione dell' esistenza soggettiva, per la quale le occasioni e le esperienze non possono essere infinite, quindi il bisogno di rinforzare la spinta verso il profondo, sbarrando la strada alla mia infaticabile ed innata tendenza a spalmare l' energia lungo una fuga esistenziale superficiale, ripetitiva e moltiplicativa, generante soltanto fatica e malessere.
E' quindi comparsa la necessita' di evitare gli aspetti ripetitivi nelle esperienze, di rendere piu' rapide e meno tormentate le scelte, svincolandole dai fantasmi di insicurezze dolori e paure, di aumentare la percezione della propria fragilita' accettando i valori della custodia dell' energia fisica e mentale personale, e dei bioritmi di vita.

DOVE SI TROVA, ADESSO, ........IO

Tutto questo era nell' aria che respiravo e nel sottobosco dei miei pensieri quando, recentemente, sono inciampato nell' occasione inaspettata e non cercata di meditare nella forma dello Zazen, e lo Zazen e' caduto in me a dare forma al mio vuoto di disciplina, ed a scaldare gli ingranaggi della mia volonta' con il piacere di un ritorno a casa, privo di fatica ed indifferente alla mia difficolta' nel trovare spazio tempo ed attenzione da donare al mio corpo ed alla mia energia.
Lo Zazen ha combaciato con il bisogno di un' estetica formale, o di una forma estetica, che donasse contenimento al mio eccesso di duttilita' alle situazioni, anche le piu' incresciose scomode e paradossali.
Nel contempo si e' manifestato ai miei sensi in modo cosi ruvido, minimalista ed orgogliosamente umile, da venir accettato senza attizzare il mio istinto di ribellione al formalismo.
........Il piacere di una pratica che sa di ruvida tela francescana, che utilizza il paradosso rivegliante del Koan, affatto diverso dallo schiaffo risvegliante del "porgere l' altra guancia" del Cristo, o dell' auto spogliarsi di Francesco dai propri indumenti e dalle proprie ricchezze, o della sua radicalista folle provocatoria osservanza letterale delle altre Parole Evangeliche, estremizzandone le indicazioni fino alle loro estreme conseguenze.
------Lo spettacolo creativo e severo del muro bianco e della sua superficie irregolare, su cui si coagula a meraviglia la proiezione in cinemascope delle mie fanfaluche, vera e propria arte di artigianato pasticcere mentale mutevole e scorrevole come ombra di nuvole su montagne calve.
Lavoro distaccato e smantellante su queste immagini, sincero, solitario, lontano dal bisogno di tediare se stessi ed altri mediatori tecnici, spirituali o psico-stregoneschi, che spesso, nell' atto di trattenerle ulteriormente in un vincolo subdolo di autopsia interpretativa, rischiano di poter dar loro corpo solido negandone cosi la vera natura di bolla di sapone, di fantasmi della mente. Intellettualizzando, Creando Vincolo e Potere autoritario.
.......L' accoglienza della Shanga, una piccola comunta' nella quale l' ironia e l' allegria non uccidono la serieta', e l'autorevolezza non tenta di strangolare il buon umore.
......Si respira leggerezza e movimento, e colpisce il poco trasparire delle quote di dolore che certamente devono esistere in ognuno dei rifugiati,
........Il senso di accoglienza forte e calda per i problemi connessi alla frenesia del mio poco tempo libero e della mia lotta contro il ritardo eterno e l' orologio che "corre", difetti radicati ma inclusi nel mio orizzonte di lotta per il cambiamento, rassicurano e stimolano il mio impegno.
.......Il forte senso di liberta' individuale ammessa nella frequenza del Tempio, ed il rispetto privo di giudizio e di aspettativa espresso dalla Maestra per il livello di maturazione raggiunta nell' impegno meditativo da parte di ognuno dei praticanti, hanno fatto si' che io abbia sempre avvertito sensazioni motivanti la mia assiduita'.
Percepisco forte comunita' di intenti, ed altrettanto forte dinamica energetica.
Soprattutto, spesso, "riscopro" di praticare e di frequentare la Shanga da circa sei mesi, .......ed invece mi sembra di aver cominciato a sedermi in Zazen giusto ieri. Questo conferma la leggerezza e freschezza dell' adesione. Inoltre Meditare e'.......bello, e' sempre, sempre piacevole. Lo sento un ritorno a casa, l' aprirsi di un polmone interiore, spesso chiuso e disseccato, che anche in una certa pratica di Yoga, e soprattutto di Pranayama, che ho discontinuamente seguita per circa una diecina di anni, sentivo sempre dischiudersi.
Certe volte, sedendomi in Zazen, solo la sinfonia dei dolori fisici e delle giunture mal abituate, o delle parti del corpo chiuse da fatiche, tensioni, e paure del momento, possono rendere scomodo o piu' lento il passaggio dal rumore delle dipendenze del mondo, alla pace larga del dentro, ma il Porto, alla fine, e' sempre un luogo calmo ed accogliente.
Nei miei sei mesi di pratica, ho avvertiti sensibili e lenti travasi di energia fresca nei vari compartimenti del mio essere, e piu' sorriso nelle cose quotidiane.
Un aumento della mia ironia che spesso era impolverata dalle fatiche di lavoro e personali.
C'e' minor stanchezza fisica e mentale, nonostante il tempo ulteriore rubato alla mia giornata per la Pratica e la frequenza della Shanga.
Anche all' interno della relazione terapeutica con i miei Pazienti, sani o malati che siano, la carica di empatia e di affettivita' e' ulteriormente aumentata, ed era gia' molta, e mi rendo conto da gesti e risposte, di quanto questo canale sia implicitamente od esplicitamente avvertito dalle persone, e quanta sete esista attorno a noi di una disponibilita' di questo tipo.
Cio' non toglie che Zazen abbia anche aggiunto una fresca nota di secchezza ed immediatezza, nei rapidi cambiamenti verso i "NO" necessari alla giornata ed alle traiettorie di vita.
Spesso questi secchi cambiamenti di rotta scaturiscono dal nulla, paiono quasi un moto proprio, swayambu...generati da se' medesimi, al di la' della elaborazione cosciente del momento, tanto da essere avvertiti da alcune persone attorno a me, come ruvidi secchi e violenti, talora come esplosive traiettorie in conflitto con "un attimo prima".
Ne avverto la salute istintuale, specie in un animo come il mio, educato familiarmente alla compiacenza gentile ed alla paura di ferire, le quali, spalmate di compassione per le condizione umane, e della capacita' di analizzare da dove scaturiscano mai gli altrui difetti e problemi, spesso mi sono costate tempo, lacrime ed impaludamenti esistenziali di un certo rilievo.
E' un sano dissentire che, come l' alzarsi da Zazen entrando in Kinhin, e' rapido diretto e conseguenziale.
Nulla toglie alla capacita' possibilita' e magari volere o dovere, poi, di analizzare spiegare, spiegarsi, spiegar-loro, con la larghezza necessaria del caso.
Questa e' una novita', nel mio repertorio espressivo, che cominciava gia' a germinare da quando ho avviato, da alcuni anni, una passionale attivita' alpinistica di arrampicata su montagne che sono, non solo fisiche e geografiche, ma, evidentemente, anche spiritualmente metaforiche.
Adesso tutto cio' matura ed evolve, accelera.
Anche sul lavoro il "no" a richieste o traiettorie inadeguate o distorte viene fuori piu' secco e deciso, ed e' meno compiacente la mia compassione ed il mio ascolto.
Il solo difetto in questo campo, e' che gia' sfondavo ogni limite di tempo nella gestione dell' ambulatorio, ed adesso resto la' dentro ancora di piu', fino ad orarii inverosimili, e questo problema della gestione del tempo, credo sia davvero un mio serio "demone" nemico, che pongo per cosi' dire sull' altare del Tempio, per osservare come potra' mai trasformarsi con Zazen.
Anche la capacita' di chiudere circuiterie distorte nella mia recente storia affettiva e relazionale, mi pare stia manifestandosi.
Con il meditare, alcuni elefanti che ostruivano il corridoio metaforico della mia mente e del mio cuore, e che sostenevo essere in fin dei conti topolini a me cari e da me invitati a pranzo, sono stati spostati e rimossi con la gru. Adesso nel corridoio gira aria. A volte mi danno noia gli spifferi e temo di ammalarmi. Altre volte respiro bene e poi vedremo.
Ultimamente il dubbio metodico che assillava certe mie scelte delicate e non, pare essere piu' renitente a manifestarsi. e, devo dire, non mi manca affatto.
Anche molti aspetti di mia custodia personale sono migliorati.
Primo fra tutti la volonta' di una autonoma gestione della mia nutrizione, spessissimo demandata ad altrui e ad altrove per la mia grave mancanza di tempo libero.
La cosa che piu' mi "accompagna" negli ultimi mesi, e' pero' una singolare punteggiatura di eventi percettivi, nel lavoro come nella mia vita personale, che stanno nutrendo un canale particolare della mia natura del quale ero gia' cosciente.
Molte volte, e soprattutto in periodi di forte stress fatica o sofferenza, od in particolari altre condizioni, mi e' capitato di anticipare o condividere, in sogno od in percezione diretta, pensieri altrui od eventi e situazioni, in una sorta di grande rete di connessione che lega cose, persone e traiettorie.
In questo periodo di Pratica, tutto questo arcobaleno di segni e sincronicita', questo tessuto magico e delicato che per grazia sottile a volte si manifesta in ciascun Essere, ma che spesso non avvertiamo e trascuriamo per la troppa rumorosita' della nostra Vita, questo ponte sottile sul quale il camminare e' un delicato equilibrio metaforico tra follia e concretezza, ebbene, ho la netta sensazione che questo ponte stia allargandosi e divenendo piu' solido ed affidabile.
E' qualcosa che accompagna, come un tessuto di rinforzo, gli eventi della volonta' e della possibilita'. Uno strumento che non puo' certo sostituirne altri, ma che sfida molte solitudini, ed aggiunge grazia al passo, facendo liguacce e sberleffi ad una certa natura un po' logico-cinico-dissacratoria del mio animo.
Benvenuto
Ringrazio dell' incontro con Voi,
della Via,
della possibilita' di continuarmi sedermi con Voi in Zazen secondo la mia possibilita'.
Ringrazio Shinnyo, della accoglienza della Guida e della sorveglianza lungo la Strada, che sapra' e vorra' darci e darmi, secondo la Sua Possibilita'.

Con Attenzione,
Fabio

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