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Rilessione sulla notte di Rohatsu

7-8 dicembre 2007

Circa tre anni fa' mi prestarono un libro dal titolo "Il Miracolo della Presenza Mentale" di Thich Nhat Hanh, monaco buddista vietnamita dedicato e impegnato a favore dell' "altro". Ma chi è l'altro? E' ogni essere vivente di questo mondo. Ora, tanti esseri li rispetto e gli sorrido ma quello che di più e a cui vorrò dedicare maggiore tempo e ascolto è l'uomo. Sono laureato in psicologia e sto proseguendo il mio percorso di studi per diventare uno psicoterapeuta, un terapeuta della mente o dell'anima come pensar si voglia. Nel mio lavoro devo affinare e lavorare su uno strumento, me stesso. Lo sto facendo. Vado in terapia da qualche anno presso una psicoterapeuta di orientamento psicodinamico. Una persona di grande umiltà e saggezza. E' da due anni e mezzo che seguo lezioni di canto lirico. Il canto è una vera e propria cura. Ti ripulisce dai condizionamenti e dalle rigidità. E' un percorso evolutivo affascinante e creativo. Questo è il modo in cui sto vivendo tale esperienza. Arrivare a cantare con il cuore, non con l'IO. Quindi, "non IO canto" ma io sono cantato, sono lo strumento attraverso il quale la voce scaturisce e si libra leggera e piena di energia. E' la voce che mi trasporta. E' una sensazione molto bella. Non c'è fatica, non fa male la gola nonostante i tanti acuti, è naturale. Una persona tesa, egocentrata, che è attenta solamente ad ascoltare la propria voce canta peggio di quella rilassata, che non si ascolta mentre canta ma che dedica agli altri la propria "creatura". Il libro di Thich Nhat Hanh su citato mi è entrato dentro. Da lì ho iniziato a porre, con più o meno impegno, maggior attenzione nel qui e ora a tutte le attività che svolgevo durante la giornata. Ho incominciato ad essere presente al respiro e al corpo e alle azioni della quotidianità, dal lavaggio dei piatti a quello dei denti. Iniziai a sedermi, cercando di praticare la meditazione seduta grazie e solo all'ausilio di alcuni libri. Poi un bel giorno, mentre cercavo del materiale per la tesi di laurea, mi imbattei nel sito del tempio Soto-Zen di Firenze, questo tempio, di shinnyo ji. Sentii subito di volerci andare. In quel periodo però non potevo perché ero sotto tesi, così mi dissi che ci sarei andato dopo la laurea. E così fu'. Sei mesi dopo l'incontro con internet mi presentai al tempio. Venni accolto con calore e dolcezza. Feci il colloquio d'ingresso con shinnyo e le parlai del mio incontro letterario con Thich Nhat Hanh. Lei gentilmente mi disse che questo tempio era di Soto-Zen e che se avessi voluto seguire un gruppo di seguaci del monaco vietnamita mi avrebbe dato l'indirizzo della sede di Firenze. Rimasi perplesso perché non pensavo che ci fossero altre sedi zen a Firenze. Le dissi che ci avrei pensato. Feci zazen e di ritorno a casa come anche nei giorni seguenti pensai sul da farsi. Il lunedì dopo ero qui. Non so spiegare il perché. Mi sembra però simile alla sensazione che provo a volte prima e dopo aver fatto zazen. E' uno stimolo interiore non costruito, una piccola fiammella. E' "quella cosa" che nasce anche quando non ho voglia di fare zazen o quando penso che non mi dia dei risultati tangibili e visibili e che poi mi porta a sedermi sul cuscino. E' una piccola fede non palpabile ma che c'è e che sento. Mi sento all'inizio. Ancora, ho difficoltà a sedermi e più che altro a stare seduto. Sto cercando di praticare ogni giorno e sono felice di questo importante primo anno di pratica.

Grazie a shinnyo per avermi accolto fin qui e grazie a tutti voi per l'unione in meditazione.

Gassho

Riccardo G.

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