Sei in: home > zen e dintorni > approfondimenti

Rilessione sulla notte di Rohatsu

7-8 dicembre 2008

LA RIVOLUZIONE DELL'ACQUA

Sono felice di essere qui stasera seduto in zazen assieme a voi.

Pratico la nostra Via da molti anni. Ho iniziato nell'estate del 1988 e da allora ho incontrato molti praticanti ed alcuni maestri, provenienti da molte città. Ho anche visitato alcuni monasteri e templi Zen.

Qui a Firenze mi sento a casa. Nei vostri occhi c'è una leggerezza che di rado ho trovato nei praticanti della nostra Via. Nei monasteri Zen che ho visitato ho spesso visto nei volti la paura del rimprovero del maestro, il dubbio e l'ansia di sbagliare. Guardando i vostri volti mi sono detto di aver trovato il posto giusto per praticare. Shinnyo sta insegnandoci a praticare con molto rigore, ma senza la fretta del risultato, senza pressioni emotive, senza ledere il nostro amor proprio. E' vero che lo Zen modifica la nostra parte profonda, ma Shinnyo ci insegna a farlo come l'acqua, che può rompere argini, che può sradicare alberi e spostare carri armati, ma lo fa con una forza dolce, fatta di tante gocce messe assieme. Ho visto spesso urlare ai praticanti e così farli sentire stupidi, inadeguati, sbagliati e secondo me ciò ha creato in loro una dualità che è proprio l'opposto di quello che ci proponiamo di ottenere. Spesso inoltre ho visto che i maestri sono isterici, ora urlano ora sono buoni e comprensivi. Se un genitore facesse questo con i figli creerebbe in loro insicurezza, non vedo perche dovrebbe essere diverso per i discepoli. A me è sempre sembrato che questi maestri siano vittime dell'interpretazione sbagliata del vivere nel qui ed ora.

Io credo che noi stiamo facendo qualcosa di importante qui stasera. Una vera rivoluzione dolce. Ognuno di noi assapora qualcosa di universale e senza tempo. Lo spirito e il gusto del sedere in zazen dona un consapevolezza verso la vita che solo chi si è seduto può comprendere e io credo che ognuno di noi tornando a casa non può essere lo stesso. Ognuno di noi trasmetterà in modo inconsapevole qualcosa di profondo. Questo rappresenta una grande speranza.

In ogni momento della vita ci sono delle scelte da fare come nello zazen che ci chiede di scegliere di tornare alla postura e al qui ed ora. Ogni lunedì sera dobbiamo scegliere se venire al tempio oppure no; se troviamo un portafogli possiamo scegliere se restituirlo o no; se qualcuno ci fa arrabbiare possiamo arrabbiarci o no. Possiamo perfino picchiare o uccidere qualcuno. Si tratta di fare delle scelte che poi porteranno ad altre scelte. Se sbaglio un bivio andrò in una direzione e non è detto che possa tornare poi indietro, o almeno non subito. Ci vuole grande consapevolezza. Molte persone sono vittime di scelte sbagliate fatte anni prima. Certo potrebbero cambiare, scegliere ancora, ma non è sempre facile, anche se in ogni istante si può cambiare.

La via dello Zen mi piace per questo. Si torna sempre a se stessi, al Buddha che è in noi e questo mi ha sempre dato la sensazione di tornare a qualcosa di familiare.

Attraverso la pratica ho percepito bene come non esistano delle categorie definite: bianco, nero; cattivo, buono. Sono categorie che stanno bene nei libri ma non nella vita vera. Un assassino è un uomo, anche buono, anche dolce, che ha fatto una scelta sbagliata, e a volte non ne è neppure consapevole. Dire che è un cattivo non serve davvero a comprendere. Certo se le vittime di quell'assassino siamo noi, o i nostri figli capire è molto difficile, molto.

La via dello Zen, per me, è la via dell'umiltà. L'umiltà di ascoltare la vita, gli altri, le cose, le sensazioni. Umiltà non è debolezza o fragilità, perché per essere davvero umile ci vuole molta forza. E per questo è importante la comunità di praticanti, il sangha che ci aiuta a trovare quella forza dentro di noi attraverso lo stare assieme. Ci possiamo sostenere, anche solo con lo sguardo o con la presenza. Con l'esserci e basta. Se una sera non ho voglia di venire a praticare devo comprendere che non aiuterò gli altri, non li sosterrò. Anche questo non deve diventare un ricatto emozionale, ma deve sorgere spontaneamente.

Per concludere voglio ringraziare ognuno di voi con affetto profondo per la gioia che mi date ogni volta che vi incontro qui al tempio.

Giancarlo

Torna indietro