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Rilessione sulla visita del Maestro

26 settembre 2005

Roshi ha un volto placido, estremamente sereno, appare cordiale, spesso imperturbabile, ma mai di quella imperturbabilità legnosa, che sembra figlia del disinteresse o del distacco arrogante.Quando il volto abbandona la neutralità, lo fa per aprirsi al sorriso. Queste sono state le mie prime impressioni, vedendolo.Mi ha ispirato un profondo rispetto. Ha dato degli insegnamenti semplici, chiari, concreti: come si pratica lo zazen (respirazione,postura,atteggiamento mentale). Nessuno spazio per il formalismo vuoto, ma attenzione alla realtà delle cose.

La severità o almeno l'austerità dei maestri zen è proverbiale. Gli esempi in letteratura si sprecano. La bellezza della severità sta, a parer mio, nella sua estrema essenzialità, nella mancanza di orpelli e concessioni a mode passeggere. Per questo ho scelto lo zen. Ma, da donna, amo la morbidezza, il sorriso. Quando Shin-nyo ci disse che il suo maestro era umano, molto umano, fui contenta.

E così ho aspettato con curiosità di vedere quest'uomo anziano che,dal Giappone,e con un piede rotto, si prendeva la briga di venire fino a Firenze per celebrare Jukai. Tendenzialmente sono diffidente ed ipercritica, ma Roshi mi ha conquistata: mi è sembrato di incontrare un parente, un genitore. Grazie, Roshi, per quello che hai fatto per tutti noi!

Myoshin

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