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Rilessione sulla visita del Maestro

26 settembre 2005

Cara Shin-nyo e cari amici del Sangha,
rispondo con un po' di riluttanza al tuo invito di scrivere qualche riflessione sulla presenza di Azuma Roshi qui, presso di noi.
Riluttanza perché la mia mente razionale dice che dovrei cercare di scrivere qualcosa che sia il più possibile "zen". mentre la me, quell'altra o una delle altre, non a caso con me i nomi si sprecano, la prende in maniera più, diciamo, personale.
...e c'è anche che ci avevo già provato subito dopo la partenza del Maestro, ma. mi sono dimenticata di salvare quello che avevo scritto!!!
Premessa, necessaria forse soltanto a me, io ho una certa idiosincrasia rispetto ai ritratti appesi ai muri, al riconoscersi in una sigla, un gruppo eccetera. quindi l'idea di vedere in carne ed ossa "l'uomo del ritratto" non era esattamente il mio massimo desiderio. ma. qui c'entri tu Shin-nyo e il resto del Sangha.
la venuta di Azuma Roshi era una cosa importante per te, per il Tempio, per le persone che hanno deciso di prendere i voti e per l'intero Sangha e poiché io faccio parte di questo Sangha, alla fine lo è diventata anche per me!
Il percorso è stato molto interessante. giovedì tutti i pensieri, i vari "ma io. ecc. ecc." erano molto presenti, la mente lavorava a pieno regime. anche durante zazen e anche durante l'insegnamento di Azuma Roshi.
poi quando la parte, chiamiamola, ufficiale è terminata e tu hai detto che Azuma Roshi avrebbe fatto una calligrafia per ciascuno di noi, mentre si mettevano in atto i preparativi: tavolino, fogli inchiostro. ho visto Azuma Roshi. non che prima non lo avessi visto, mi aveva già colpito per il modo con cui usa la voce, per la sua gestualità in cui leggo la sapienza della tradizione, la fermezza della pratica e un grande senso dell'estetica e dell'armonia.
ma è una cosa diversa. una qualità diversa del vedere. oltre ad avere ammirato l'artista calligrafo, nella pulizia del gesto, nella semplicità senza nessun compiacimento di sé con cui si esponeva a noi, non ho potuto fare a meno di pensare che Azuma Roshi in quel momento aveva sulle spalle oltre all'età, al presumibile dolore alla gamba, cui era stato tolto il gesso anzitempo, il jetlag di un viaggio intercontinentale, la fatica psicologica di essere in mezzo a gente che parla una lingua sconosciuta, e con tutto questo. se ne stava lì in piedi ad ascoltare e sillabare i nostri nomi, per associare a ciascuno uno o più ideogrammi.
la parola che mi ha attraversato è stata generosità.
poi ho sentito che non era esatta. c'era una connotazione moraleggiante che male si adattava al tutto e che subito si è trasformata in qualcosa che riassumerei in "essere dove si è e fare quello che c'è da fare senza se e senza ma." e allora ho sentito che ero lì per imparare qualcosa. esattamente ad essere lì senza se e senza ma . e di questo sono grata!
Senza dilungarmi troppo vorrei aggiungere un'altra osservazione che è stata una costante di tutte le situazioni cui ho partecipato, ed è sulla sollecitudine che Azuma Roshi ha mostrato per questo nostro Sangha e per te, la sua allieva.
Nel mio percorso di lavoro in teatro ho incontrato diversi "grandi" del teatro tradizionale giapponese, che sono considerati Maestri non solo nella loro specifica disciplina, e ho potuto constatare quanto a noi possano risultare "formali e distaccati" nel loro modo di comportarsi secondo regole che appartengono ad una cultura diversa dalla nostra e che a noi sfuggono. nonostante questa realtà che è anche di Azuma Roshi, ci sono stati dei momenti in cui si è aperto un varco. nella comunicazione che lasciava trapelare questa sollecitudine benevola nei nostri confronti.
Una volta è stato durante il discorso sulle arti marziali ad Arti d'oriente, in quello spazio difficile per la confusione, l'andirivieni, dove Azuma Roshi, anche lì, in piedi ha dato dimostrazione con una gestualità splendida di cosa sia l'energia che passa attraverso quelle pratiche, e poi era bellissimo il modo con cui guardava il suo allievo, maestro di aikido, dimostrare gioiosamente nel concreto i principi cui si era accennato.
Lunedì sera quando Azuma Roshi, ha dato gli insegnamenti su come praticare zazen, ho sentito fortissimo il suo essere di sostegno alla tua pratica di monaca responsabile di Shin-yo-ji, nella cura benevola in cui spiegava ogni dettaglio dello stare seduti. e poi quando nel corridoio mentre eravamo tutti lì assiepati e a salutarlo. ci ha raccomandato di non praticare zazen in blue-janes! E' stato splendido. ha superato se stesso. forse vi sembrerà un'osservazione di poco conto e forse lo è, ma per me è e resta importantissima.
Quanto alla nostra agitazione in quell'occasione, e onestamente io posso parlare solo della mia, penso di poterla considerare "una campana che suona per chiamarmi alla consapevolezza di me stessa" e come tale, cercando di evitare ogni giudizio, cosa difficilissima per la mia mente tritatutto, cerco di prenderla.
Per il resto posso dire che questo evento mi ha dato la possibilità di accorgermi che - anche nella mia frequentazione discontinua, nel mio ostinato rifiuto di identificarmi completamente con qualcosa, rifiuto che un giorno spero riuscirò a svelare a me stessa - questo Sangha realizza al suo interno una qualità di grande pregio per me: l'intrinseca e spinosa bellezza della diversità!!!!!!!!!!! e per questo lo abbraccio di cuore!!!!

Cecilia

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